L'applicazione dell'Intelligenza Artificiale nella gestione dei Bed and Breakfast: vantaggi e criticità
Dipartimento dei Beni Culturali: Archeologia, Storia dell’Arte, del Cinema e della Musica
Corso di Laurea Triennale in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale
Relatore: Prof. Nicola Orio
Anno Accademico 2024/2025
2.2 - Etica e limiti dell’Intelligenza Artificiale
L’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle innovazioni tecnologiche più rivoluzionarie della contemporaneità, capace di influenzare in maniera profonda l’economia, la società, la cultura e perfino la sfera personale degli individui. Le sue applicazioni hanno ormai raggiunto ogni ambito della vita quotidiana, dalla medicina all’istruzione, dai trasporti alla giustizia, offrendo benefici straordinari in termini di efficienza, automazione e capacità di analisi.
Tuttavia, accanto alle opportunità emergono inevitabilmente nuove sfide etiche, sociali e giuridiche, che impongono una riflessione critica sulla direzione del progresso tecnologico e sulla necessità di regole condivise per garantire uno sviluppo responsabile. L’inarrestabile avanzamento dell’IA si è scontrato con l’esigenza di conciliare l’innovazione con i diritti fondamentali della persona, la giustizia sociale e la sostenibilità del progresso.
La tecnologia, infatti, non è neutrale: riflette i valori, le scelte e i limiti di chi la progetta e di chi la utilizza. Per questa ragione, l’etica dell’intelligenza artificiale non può essere intesa come un insieme di norme astratte, ma come un campo interdisciplinare che unisce informatica, filosofia, diritto, sociologia ed economia, con l’obiettivo di indirizzare l’innovazione verso il bene collettivo.
Uno dei problemi più discussi nella letteratura recente riguarda la scarsa trasparenza dei sistemi di intelligenza artificiale, in particolare di quelli basati su tecniche di deep learning. Molti algoritmi moderni operano come vere e proprie “scatole nere”, producendo risultati estremamente accurati, ma difficili da spiegare.
Ciò solleva questioni fondamentali di fiducia, responsabilità e verificabilità, soprattutto in contesti sensibili come la sanità, la finanza, la sicurezza e la giustizia. Quando un algoritmo diagnostico suggerisce una terapia o un sistema automatizzato rifiuta una richiesta di credito, è essenziale comprendere su quali basi tale decisione è stata presa.
La mancanza di spiegazioni chiare mina la possibilità di verificare la correttezza dei risultati e può ridurre la fiducia dei cittadini nelle istituzioni che adottano tali tecnologie. Da questa esigenza è nato il concetto di XAI, ovvero la ricerca di modelli e metodologie che rendano trasparenti i processi decisionali dell’IA, consentendo agli utenti di comprendere in modo intuitivo i criteri su cui si fondano le risposte.
Un ulteriore problema etico centrale riguarda i pregiudizi presenti nei dati utilizzati per addestrare gli algoritmi. Poiché l’IA apprende dai dataset forniti, essa riflette e talvolta amplifica le distorsioni già presenti nella società ovvero i cosiddetti "algorithmic bias".
Di conseguenza, la sfida etica consiste nel garantire che i dati siano rappresentativi, bilanciati e trattati in modo equo rendendo così necessario adottare pratiche di data governance responsabili.
Con l’espansione dell’IA, la quantità di dati personali raccolti, analizzati e archiviati ha raggiunto proporzioni senza precedenti. Le piattaforme digitali e i social media tracciano ogni interazione, costruendo profili dettagliati degli utenti.
Per fronteggiare tali problematiche, l’Unione Europea ha introdotto nel 2016 il GDPR, entrato in vigore nel 2018. Questa normativa rappresenta uno dei pilastri fondamentali per la sicurezza digitale europea e stabilisce principi come correttezza, trasparenza, minimizzazione e responsabilità nel trattamento dei dati personali.
In questo quadro, l’Unione Europea ha proposto anche un nuovo AI Act, volto a classificare i sistemi di IA in base al loro livello di rischio e a definire obblighi specifici per sviluppatori e fornitori.
Uno dei dilemmi più urgenti riguarda la responsabilità legale delle decisioni prese dai sistemi autonomi. La difficoltà di individuare un responsabile concreto ha spinto ad interrogarsi sulla necessità di nuove categorie giuridiche e modelli di responsabilità.
Nonostante i progressi straordinari, l’intelligenza artificiale presenta limiti strutturali che ne impediscono una piena equiparazione con la mente umana. Il primo limite è la dipendenza dai dati; il secondo è la mancanza di comprensione semantica e di consapevolezza.
L’automazione spinta ha inoltre alimentato un ampio dibattito sul futuro del lavoro, generando timori di disoccupazione tecnologica e di polarizzazione del mercato occupazionale.
Un ulteriore ambito di preoccupazione riguarda la sicurezza informatica e l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale, come nel caso dei deepfake, della disinformazione e dei cyber attacchi basati su IA.
I limiti dell’Intelligenza Artificiale non devono essere considerati esclusivamente come ostacoli, ma come opportunità per orientare il progresso in modo più consapevole e sostenibile.
L’etica dell’IA deve dunque basarsi su alcuni principi fondamentali:
- beneficenza
- non-maleficenza
- autonomia
- giustizia
- spiegabilità e responsabilità
L’obiettivo non è limitare l’innovazione, ma governarla attraverso una collaborazione costante tra scienziati, legislatori, imprese e cittadini. In quest’ottica, la cultura digitale e la formazione etica diventano elementi imprescindibili: comprendere il funzionamento dell’IA è il primo passo per usarla in modo corretto.