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L'applicazione dell'Intelligenza Artificiale nella gestione dei Bed and Breakfast: vantaggi e criticità

di Elena Manzato
Università degli Studi di Padova
Dipartimento dei Beni Culturali: Archeologia, Storia dell’Arte, del Cinema e della Musica
Corso di Laurea Triennale in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale
Relatore: Prof. Nicola Orio
Anno Accademico 2024/2025

2.1 - Definizione e storia dell’Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale è una disciplina dell’informatica che vede l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività, compiti che normalmente vengono attribuiti all’intelligenza umana. Le applicazioni sono moltissime, anche in ambito turistico, in continua crescita tanto da segnare il presente e il futuro della tecnologia, rappresentando uno dei campi di ricerca più innovativi e influenti del panorama tecnologico contemporaneo.

Definire l’IA in modo univoco non è semplice, poiché il concetto muta in relazione alle discipline che la studiano e ai progressi tecnologici in continuo sviluppo. In generale, si può sostenere che l’IA sia l’insieme di teorie, tecniche e sistemi che mirano a replicare o simulare le capacità cognitive proprie dell'essere umano.

È possibile distinguere due approcci principali:

  • IA forte: punta a realizzare sistemi in grado di possedere una vera forma di intelligenza autonoma e coscienza di sé, con capacità decisionali paragonabili a quelle umane.
  • IA debole: si concentra su sistemi intelligenti nell’esecuzione di compiti specifici, senza pretendere consapevolezza o comprensione della realtà.

La maggior parte delle applicazioni attuali appartiene all’IA debole: algoritmi capaci di prevedere, classificare, generare contenuti e supportare processi decisionali senza possedere una reale autonomia cognitiva. Secondo una delle definizioni più citate in ambito scientifico, l’IA è un sistema in grado di agire in maniera intelligente, basandosi sull’elaborazione di dati e informazioni.

Nel corso del tempo si è andata affermando l’idea che l’IA non debba solo imitare l’uomo, ma debba essere valutata sulla base dei risultati: una macchina è intelligente se si comporta come se lo fosse, indipendentemente dai processi che utilizza per raggiungere un obiettivo. In questa prospettiva il concetto di intelligenza si sposta dall’ambito filosofico a quello pragmatico: l’IA diventa uno strumento capace di ampliare le abilità umane, ottimizzare decisioni e automatizzare attività complesse.

L’idea di creare artefatti intelligenti precede anche l’invenzione dell’informatica: i miti antichi riflettono già il desiderio umano di costruire delle entità in grado di compiere azioni autonome.

Per la vera e propria nascita del calcolo automatico bisognerà aspettare il XX secolo, con le prime intuizioni e sperimentazioni che risalgono alla metà degli anni Novanta, e vedono matematici e logici come Alan Turing, fu colui che gettò le basi teoriche per una macchina intelligente prendendosi il merito di padre dell’AI teorica, proponendo il “Test di Turing” in grado di valutare la capacità di una macchina di imitare il comportamento umano.

Negli stessi anni, altre due figure quali Norbert Wiener e John von Neumann danno il loro contributo, sviluppando sistemi di cibernetica e l’architettura dei primi computer, così che nel primo dopoguerra si rende finalmente possibile immaginare macchine programmabili dotate di funzioni cognitive simili a quelle umane.

L’anno simbolico di fondazione dell’Intelligenza Artificiale è il 1956, durante la conferenza di Dartmouth, dove venne coniato il nome e le basi per i primi programmi di ricerca.

Successivamente ad una fase di crisi tra gli anni Sessanta e Settanta dovuta al calo dei finanziamenti e al conseguente periodo di rallentamento, in cui si riscontra l’utilizzo solo in contesti semplici, con incertezze e dati incompleti, l’Intelligenza Artificiale e il suo uso ritornano in auge a metà degli anni Ottanta, quando vennero sviluppati i primi programmi in grado di risolvere giochi complessi.

Le aspettative ben presto si scontrarono con i limiti dell’epoca, quali una scarsa potenza di calcolo, una memoria ridotta e l'incapacità di risolvere problemi su grande scala.

Solo negli anni Novanta, grazie al machine learning, presero piede modelli in grado di apprendere dai dati, migliorando di volta in volta le prestazioni ogni volta che venivano inserite nuove informazioni, parallelamente all’espansione dell’utilizzo di Internet e alla consequenziale digitalizzazione della società che produsse un'enorme quantità di dati.

I dati raccolti e l’analisi di questi ultimi sono il motore principale dell’Intelligenza Artificiale, che permette di estrarre informazioni significative determinando le tendenze; in particolare, nell’ambito del turismo permette di comprendere il comportamento del turista e prevedere i movimenti futuri.

Il salto di qualità avviene in tempi recenti ed è legato al deep learning. Applicazioni come il riconoscimento vocale, la traduzione automatica, la visione artificiale e i modelli linguistici hanno trasformato la percezione dell’Intelligenza Artificiale agli occhi della società, che da disciplina accessibile a pochi e confinata nei laboratori è diventata una tecnologia che influenza quotidianamente la vita delle persone.