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Microricettività italiana e irlandese a confronto: il caso del Bed and Breakfast

di Elisa Millo
Università degli Studi di Udine
Corso di Laurea in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale
Relatore: Prof.ssa Michela C. Mason
Anno accademico: 2014/2015

1.1 - Microricettività: caratteristiche e sviluppo

La nascita del concetto di microricettività è da ricercarsi in fondo alle origini stesse dell’ospitalità: nel contesto europeo la prima forma di accoglienza in case private è quella rivolta, sin dai tempi del Medioevo, ai viandanti e ai pellegrini in cerca di un riparo per la notte, a cui spesso veniva accompagnata l’offerta di un pasto frugale e un posto a sedere accanto al fuoco per riscaldarsi nei freddi e lunghi mesi invernali. Questo genere di ospitalità era inizialmente per lo più gratuita ed era regolata da un codice di comportamento rituale osservato scrupolosamente sia da parte dell’ospite che dell’ospitante. Le forme di ospitalità gratuita erano diverse e spaziavano da quella offerta ai mercanti in viaggio per affari, presso strutture apposite, a quella degli appartenenti ai ceti sociali più elevati presso signori del luogo, all’ospitalità presso gli ospedali ecclesiastici. Solo successivamente l’attività di accoglienza di viaggiatori (non ancora da considerarsi propriamente dei turisti, in quanto mossi prevalentemente da ragioni di pellegrinaggio e di scambi commerciali e non di tipo culturale), con lo sviluppo delle locande lungo le principali vie europee di comunicazione e presso le stazioni di posta per il cambio dei cavalli, è stata percepita come una vera e propria attività svolta in maniera professionale, divenendo perciò ospitalità a pagamento.

Si può quindi affermare che la microricettività sia nata con la comparsa dell’ospitalità a pagamento, mantenendo la forma di accoglienza in case private. Nei secoli la tradizione è andata perdendosi e la si ritrova, nella forma in cui la conosciamo oggi, solo nel secondo dopoguerra, localizzato nel Regno Unito ed in Irlanda, dove la gente del luogo aveva cominciato ad aprire le proprie case ad alcuni ospiti di passaggio per brevi periodi, offrendo un posto letto e la colazione, in cambio di un’esigua somma di denaro. La formula offerta mirava quindi a definire quello che è poi divenuto in particolare il B&B, che è andato poi diffondendosi in tutta Europa a partire dal dopoguerra, fino a giungere ai giorni nostri.

Il termine microricettività non si trova propriamente definito in alcuna fonte normativa: è un neologismo di recente introduzione che indica quelle micro strutture locali che si occupano di ospitalità, sia nazionale che internazionale. In Italia la classificazione nazionale delle strutture alberghiere è stabilita dal Codice del Turismo (allegato al Decreto Legislativo 23.05.2011 n° 79, ed in vigore dal 21 giugno 2011); in esso le micro strutture ricettive possono essere facilmente individuate in quelle che sono denominate strutture ricettive extralberghiere.

Queste secondo il testo del Titolo III (Mercato del turismo), Capo II (Altre strutture ricettive) all’art.12, si distinguono tra:

“a) gli esercizi di affittacamere;
b) le attività ricettive a conduzione familiare e B&B;
c) le case per ferie;
d) le unità abitative ammobiliate ad uso turistico;
e) le strutture ricettive e residence;
f) gli ostelli per la gioventù;
g) le attività ricettive in esercizi di ristorazione;
h) gli alloggi nell'ambito dell'attività agrituristica; i) attività ricettive in residenze rurali;
l) le foresterie per turisti;
m) i centri soggiorno studi;
n) le residenze d'epoca extralberghiere; o) i rifugi escursionistici;
p) i rifugi alpini;
q) ogni altra struttura turistico ricettiva che presenti elementi ricollegabili a uno o più delle precedenti categorie.”

Sono tipologie tutte presenti ed operanti sul territorio italiano, e come vedremo, non sono tutte considerabili come strutture dalla forma necessariamente imprenditoriale.

La formula proposta oggi dai B&B è quella che più si avvicina a quel tipo di ospitalità praticata già nel Medioevo, in quanto prevede un impegno attivo e un maggior coinvolgimento in tutte le attività da parte dell’ospitante ed eventualmente della sua famiglia, e prevede necessariamente una maggior interazione tra ospitato ed ospitante, rispetto alle altre formule di microricettività sopra elencate.