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Lavoratrici autonome dell'ospitalità in famiglia: motivazioni e percorsi delle proprietarie di bed & breakfast

di Silvia Lisanti
Università degli Studi di Milano-Bicocca
Facoltà di Sociologia
Corso di laurea in Scienze del turismo e comunità locale
Anno Accademico:
2012/2013
Relatore: Prof.ssa Ivana Fellini
Tesi di Laurea di: Silvia Lisanti
Matr. 740216

1.2 - La scelta imprenditoriale femminile

Il tema dell'imprenditorialità è da sempre oggetto di ricerche e studi in diversi ambiti disciplinari, ma nel periodo della crisi economica attuale suscita un interesse particolare, in quanto i processi di trasformazione del mercato del lavoro in atto (esubero, ridimensionamento, flessibilità) e i fenomeni di scoraggiamento e rinuncia alla partecipazione al lavoro (soprattutto da parte dei giovani e delle donne), fanno pensare a uno sviluppo economico futuro basato sull'autoimpiego. Diversi studiosi e ricercatori hanno studiato le motivazioni e i fattori che determinano l'orientamento dei lavoratori verso forme di occupazione indipendente, anche per capire se la decisione di mettersi in proprio sia il frutto di una scelta individuale o piuttosto di una necessità.
In alcuni studi i fattori motivazionali alla base della scelta imprenditoriale sono interpretati secondo uno schema di classificazione che distingue tra fattori positivi e fattori negativi, ovvero tra pull e push factors. I fattori positivi, o "pull" (termine inglese che significa "tirare a sé"), sono quelli associati alla libertà di scelta e alle aspirazioni imprenditoriali; sono quegli aspetti caratterizzanti del lavoro autonomo, ad esempio l'indipendenza, l'autonomia, l'auto-realizzazione, che per loro natura attraggono a sé i lavoratori. I fattori negativi, o "push" (termine inglese che significa "spingere"), sono quelli associati non alle libere scelte, ma alle necessità dalle quali scaturisce l'idea di business. Sono esempi di push factors l'esubero, la disoccupazione, la frustrazione.
Esistono molte differenze di opinione sul fatto che l'autoimpiego possa essere il frutto di una crescente cultura imprenditoriale o piuttosto la naturale conseguenza della globalizzazione e dell'espulsione dal mercato del lavoro: coloro che sostengono la prima visione, ritengono che le persone scelgano il lavoro indipendente volontariamente, perché in esso vedono la possibilità di indipendenza e di autonomia; chi invece supporta il secondo punto di vista, sostiene che il lavoro autonomo sia il risultato del ridimensionamento del mercato e dell'avvento di pratiche di lavoro flessibili che hanno spinto i lavoratori che avevano un posto di lavoro sicuro verso forme di lavoro precarie.
Nella sua ricerca sui fattori motivazionali della scelta imprenditoriale, Jodyanne Kirkwood raggruppava push e pull factors in 4 macro-categorie: indipendenza, denaro, lavoro e famiglia. Le categorie "indipendenza" e "denaro" raggruppavano fattori convenzionalmente ritenuti pull, mentre le categorie "lavoro" e "famiglia" comprendevano fattori considerati push (Tabella 1).

Lavoratrici autonome dell'ospitalità in famiglia - Foto 1

Nella ricerca di Kirkwood non erano emerse significative differenze di genere nella sensibilità a l'una piuttosto che all'altra categoria di fattori, ad eccezione della categoria "famiglia": risultava infatti che per le donne, più che per gli uomini, i fattori legati alla famiglia fossero determinanti ai fini della decisione di mettersi in proprio. Questo probabilmente si deve al fatto che ancora oggi si tende ad attribuire alle donne il ruolo domestico di "carer", cioè di addette alla cura della casa e della famiglia, un ruolo che dovendosi combinare con quello extra-domestico di lavoratrici, porta le donne a considerare l'autoimpiego come una valida soluzione conciliativa.
In generale ciò che emerge dalla letteratura è che la maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici indipendenti è motivata dai fattori pull in misura maggiore rispetto ai fattori push. In particolare l'indipendenza rappresenta la ragione principale per la quale uomini e donne fanno il loro ingresso nel lavoro indipendente, sebbene il concetto di indipendenza, nel caso femminile, assuma significati diversi. Autoaffermazione, ad esempio, è uno dei significati che la parola indipendenza può ricoprire per le lavoratrici che scelgono l'autoimpiego, in quanto nel mercato del lavoro dipendente le donne generalmente incontrano molteplici difficoltà nell'affermarsi sia professionalmente che economicamente. Un altro esempio di significato che il concetto di indipendenza può assumere si collega al problema della gestione del tempo; in relazione a questo aspetto il lavoro in proprio offre alle donne la possibilità di organizzare il lavoro in maniera flessibile e a seconda delle esigenze famigliari.
Come si può notare, l'universo di motivazioni che portano le donne a scegliere la strada dell'autoimpiego è vasto e rende difficile, se non impossibile, definire una categoria omogenea di lavoratrici autonome: ogni piccola imprenditrice ha una storia personale e un percorso professionale alle spalle che influenza e determina la sue scelte.
Inoltre anche la distinzione tra pull e push factors non è sempre così netta. Questo è quello che è emerso da una ricerca sulle motivazioni alla base della scelta imprenditoriale femminile condotta dalla sociologa canadese Karen D. Hughes. In un primo momento la ricercatrice aveva chiesto a un campione di imprenditrici di indicare tra una serie di fattori da lei individuati, quelli che le avevano maggiormente influenzate nella loro scelta di diventare lavoratrici autonome. La maggior parte delle intervistate aveva indicato tra i più importanti, fattori motivazionali positivi, come il desiderio di fare un lavoro stimolante, di creare un ambiente di lavoro positivo, di essere indipendenti, di sentirsi gratificate dal proprio lavoro, di avere orari più flessibili e una serie di altri fattori classificabili come pull; i fattori negativi invece, come la perdita del lavoro o l'assenza di alternative, erano stati valutati importanti solo da una minoranza di intervistate (Tabella 2).

Lavoratrici autonome dell'ospitalità in famiglia - Foto 2

Nella seconda fase della ricerca le risposte date erano state approfondite mediante interviste in profondità. I risultati avevano mostrato un quadro molto diverso, infatti quei fattori che le intervistate avevano valutato come molto importanti ai fini della scelta imprenditoriale e che nella ricerca attuale vengono interpretati come pull factors, si erano rivelati tutt'altro che positivi. La valutazione delle intervistate era il frutto del rifiuto per l'ultimo lavoro che avevano svolto o per la posizione lavorativa che ricoprivano al momento dell'intervista, piuttosto che di una reale attrazione per l'imprenditoria. Ecco allora che quei fattore pull, come il desiderio di stimoli, di gratificazioni, di responsabilità sul lavoro si trasformavano in fattori push, se interpretati in relazione alla monotonia, alla bassa qualificazione e agli scarsi riconoscimenti anche economici delle passate situazioni lavorative delle intervistate.
Nonostante il risultato della ricerca di Hughes sia in linea con i risultati della maggior parte delle ricerche e degli studi effettuati in materia, che riscontrano una maggiore incidenza dei pull factors rispetto ai push factors sulla scelta imprenditoriale femminile, i problemi di interpretazione sollevati dalla ricercatrice canadese fanno capire che non è possibile semplificare e ridurre le motivazioni delle lavoratrici autonome a categorie concettuali troppo schematiche (come le categorie "push" e "pull"), perché nella maggior parte dei casi intercorrono numerose variabili che sono tra loro collegate e intrecciate.