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L’attività di affittacamere: La costruzione di un Business Plan

di Filippo Cella
Università degli Studi dell'Insubria
Dipartimento di Diritto, Economia e Culture
Corso di Laurea in Scienze del Turismo
Relatore: Prof. Marco Botta
A.A. 2018/2019

2.1 - Cos’è un business plan? Da cosa è composto?

Iniziamo col dire che un Business Plan è un documento che spiega la “visione” dell’imprenditore, le caratteristiche principali della sua impresa, un po' come un documento d’identità spiega le nostre caratteristiche, deduciamo quindi fin da subito che questo documento per essere seguito e rispettato al meglio debba essere necessariamente un documento scritto. Una volta redatto sarà sicuramente più semplice seguire e organizzare le proprie idee, e sarà anche più facile comunicarle al proprio team senza dover essere dei provetti oratori.

È però di vitale importanza non Fossilizzarsi sulle idee espresse su un business plan, per essere efficace dovremo pure far si che quest’ultimo sia il più dinamico possibile, le sfide che si parano davanti a ogni impresa non sono sempre uguali ma cambiano nel tempo, cambiano i competitors, cambiano le tecnologie, cambiano i bisogni dei consumatori, da qui si capisce come redigere un BP non sia come scrivere una dichiarazione che fatta una volta diventi il proprio mantra, ma più un piano che possiamo seguire per aiutarci a superare ogni sfida.

Il business plan non ha una regola fissa, una serie di ingredienti, dal quale essere composto, però ci sono alcuni punti senza i quali sarebbe inutile anche redigerlo:

  • DESCRIZIONE DEL PROGETTO: di fatti prima di poter sviluppare un idea bisogna aver fissato in mente quale sia questa idea, teniamo conto che questa “idea” questo “progetto” non dee essere per forza come ho fatto io di seguito una visione completa di tutta un’impresa, bensì, può essere anche solo un idea che si vuole implementare (es espandersi in un certo mercato, lanciare un nuovo prodotto), effettivamente se immaginiamo un’impresa piuttosto grossa necessariamente per perseguire al meglio la propria missione dovrà avere più team, più divisioni interne, chiamate anche business unit, ognuna con un proprio business plan come riferimento, che perseguono tutte obbiettivi diversi, come tanti ingranaggi, per far sì che l’insieme possa funzionare.
     
  • ANALISI DI MERCATO E DELLA CONCORRENZA: è un punto fondamentale per far sì che un business plan abbia senso, come analisi di mercato si intende sia lo studio, partendo dai fattori più esterni del mercato quindi i fattori che non possiamo direttamente toccare con mano, lo studio diciamo della macroArea, ossia il nostro Marketing Enviroment (ambiente di mercato) , come ad esempio possono essere la parte burocratica e legislativa del settore, la società, la tecnologia di cui si può disporre, la cultura come è abituata, l’economia del periodo in cui ci troviamo. Restringendo sempre di più questo cerchio fino ad arrivare a una micro area che è tutto quello che circonda direttamente l’azienda il nostro business Enviroment, in quest’area troviamo cose come i nostri principali competitor sia diretti che indiretti, i fornitori e i clienti, i nostri canali di distribuzione.
     
    Tutti questi dati e analisi che troviamo serviranno poi per elaborare un piano pratico di mansioni da svolgere più accurato e mirato per le esigenze da affrontare. Per quanto riguarda invece l’analisi della concorrenza si tratta di stilare una lista dei propri competitors, selezionando dapprima quelli diretti e poi quelli indiretti, cercando di estrapolare i dati che volgiamo analizzare (es prezzo medio vendita, costo per unità ecc.).
     
  • MARKETING PLAN: il piano marketing è un punto fondamentale per il business plan di un‘impresa, esso determina ovviamente la sua strategia di mercato, è come dire il piano operativo da seguire nel periodo scelto per capire i propri sforzi economici e pratici dove andranno a focalizzarsi, esempio sulla pubblicità o su quali canali di distribuzione verranno usati. I marketing Plan si dividono in due tipi a seconda del periodo di interesse, c’è lo Strategic Marketing Plan, che copre un periodo più lungo (3-5 anni) che tocca i punti più generali da seguire in un lungo periodo, di fatti economicamente parlando 3 anni sono un periodo lungo dove molte cose possono cambiare, ci diamo quindi una direzione, come una bussola. C’è poi invece il Marketing Plan redatto per il breve periodo, più operativo, solitamente usato per decidere la strategia dell’anno stesso, qua riusciamo proprio a toccare con mano le strategie di marketing, usiamo infatti le 4 variabili controllabili, anche dette le 4 P’s, ossia Product, Place , Price e Promotion, tradotte:
     
    - Product, prodotto, la base di ciò che offriamo, un bene tangibile o un servizio non tangibile come il nostro, comprende oltre che il prodotto stesso, anche tutto ciò che gravita attorno al prodotto, i servizi accessori.
    - Price, prezzo, ossia la quantità effettiva che il consumatore spende per un determinato bene (nel nostro caso servizio), tramite questa leva determiniamo la nostra strategia di prezzo (skimming , differenziazione penetrazione)
    - Place, ossia come far giungere a un cliente il nostro bene, parlando di prodotti ci si riconduce ai punti vendita, per un servizio come l’ospitalità si parla ovviamente di canali di distribuzione (o.t.a, t.a. classiche)
    - Promotion, come si può intendere dalla parola stessa si parla di promozione del prodotto.
     
    Come ci spiegava un nostro professore americano, le domande da porci per un corretto sviluppo di un MP, ma anche di un business Plan, sono 5:

    - Dove siamo ora?
    - Dove vogliamo arrivare?
    - Come ci arriviamo?
    - Come ci assicuriamo di arrivarci?
    - Come sappiamo di essere arrivati?
     
    In soccorso per aiutarci a rispondere a queste domande, sempre su consiglio del Dott. Zhou, possiamo utilizzare la tecnica del P.R.I.C.E, ossia seguire una scaletta composta da Planning Research Implementation Control Evaluation. Ognuna di queste fasi ci permette di rispondere ad una domanda delle 5 poste in precedenza, le prime due si parla per lo più di una parte più teorica, con la pianificazione e la raccolta di dati utili per il nostro obbiettivo, bisogna avere competenze per svolgerle al meglio, se usare dati quantitativi o qualitativi, se effettuarle noi delle vere e proprie ricerche o utilizzare dati raccolti da altri e solamente elaborarli e sfruttarli a nostro vantaggio.
     
    Dopodiché arriva la parte dell’implementazione, ossia la parte nella quale dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie, andiamo ad effettivamente eseguirle, come? Qua entrano in gioco le leve commerciali dette prima quindi attuiamo strategie di prezzo, o il modo in cui distribuiamo, la promozione e il marketing o un rinnovamento del prodotto. A seguire arriva la parte ovviamente di controllo quindi continue valutazioni se la strategia che stiamo seguendo è quella giusta, piani di valutazione e aggiornamenti. Infine, si tirano le somme diciamo, con la valutazione, controlliamo se ciò che abbiamo ipotizzato è stato corretto, se la nostra strategia ha portato effettivi vantaggi.
     
  • SWOT: la matrice swot è definita come uno strumento, ovviamente non si può intendere strumento in senso assoluto come una calcolatrice, è infatti uno strumento strategico, è un semplice schema diviso in 4 parti dove si riflette ognuna su un fattore diverso, ossia o

    - Strongness
    - Weackness
    - Opportunity
    - Threat
     
    Punti di forza, debolezza, le opportunità e le minacce, come ben capirete facendo un po' questo punto della situazione possiamo aiutare noi stessi ad orientarci e tentare di capire quale strada prendere per migliorarci o come provare ad affrontare un ostacolo, parlando in una maniera più pratica lo swot viene redatto facendo si che non si considerino solo le caratteristiche interne della propria attività ma anche quelle esterne, esempio come vedremo di seguito nel mio caso non ho solo affrontato i miei punti di forza o di debolezza riguardanti la mia struttura, ma proprio riguardo anche al mercato che mi circonda, spiegando come questo possa aiutarmi o meno, stesso discorso per le minacce e le opportunità.
     
  • PIANO DI FATTIBILITA’: Il piano di fattibilità, americanizzato feasibility analysis, è come dice la parola stessa è l’analisi della fattibilità di un’opera, è un documento di tipo tecnico economico, ossia l’analisi di tutti i fattori che vanno ad incidere, come può essere i costi e i ricavi stimati, la burocrazia che serve per adempiere a queste scelte, altri fattori come anche il tempo di ritorno dell’investimento e un piano finanziario (come un bilancio) del primo anno. Solitamente si va ad includere anche un dato molto utile per capire la fattibilità e la reddittività di un’impresa, ossia il break even point italianizzato punto di pareggio, mette in relazione i costi fissi e per unità venduta insieme ai ricavi unitari, ciò mostra la quantità da vendere per coprire i costi in un determinato periodo di tempo (anno, mese ecc).
     
    La feasibility analysis viene solitamente fatta prima di intraprendere una vera e propria impresa, durante invece gli anni seguenti si fa una situation analysis ossia l’analisi della situazione, si evidenziano i problemi e i punti dove potersi migliorare, anche se di base sono composti dagli stessi punti, certamente la situation avrà dati che sono di gran lunga più precisi perché non composti da supposizioni ma dati veri e propri.

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