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L’attività di affittacamere: La costruzione di un Business Plan

di Filippo Cella
Università degli Studi dell'Insubria
Dipartimento di Diritto, Economia e Culture
Corso di Laurea in Scienze del Turismo
Relatore: Prof. Marco Botta
A.A. 2018/2019

2.2 - Perché parlarne?

Tutto nasce dall’esperienza che quest’università mi ha permesso di fare negli Stati Uniti, precisamente alla Niagara University, mentre frequentavo uno dei corsi del semestre, un professore ci assegnò un progetto, un paper da fare a coppie, il compito in questione era quello di fare un intervista, le domande erano già state formulate dal professore, a un proprietario di un’attività / professionista del settore turistico (includendo non solo hotel ma anche ristoranti, bar, attrazioni), avevamo libera scelta se interpellare un attività locale o Italiana.

Tra queste domande da sottoporre c’erano molte domande riguardanti il business plan, il piano marketing eccetera. Grazie a conoscenze familiari riuscì a contattare un gestore di un hotel di medie dimensioni (sulla 40ina di camere), nella zona brianzola. Sorprendentemente questo direttore non solo non aveva nulla del genere, ma non ne aveva sentito nemmeno parlare, ci confrontammo allora tra di noi gruppo di studenti italiani, tutti con la stessa risposta: Nessuno, che avesse scelto un’impresa italiana era riuscito a trovare qualcosa di concreto in merito. Nel frattempo, chi aveva scelto la soluzione straniera, partendo dal più piccolo ristorante a un hotel fatto e finito, riusciva a trovare qualcosa in merito.

Ovviamente ciò fa sorgere spontanee delle domande: perché, nonostante l’oggettività che questi piani facciano del bene a un’impresa quasi nessuno li redige? O meglio, magari inconsapevolmente nella propria testa li fa ma senza saper sfruttare al meglio tutte le sfaccettature che questo strumento può offrire? Ovviamente sia il tipo di business che il tipo di mentalità influiscono su queste cose, sappiamo tutti che il tessuto imprenditoriale degli stati uniti è formato da imprese solitamente con un numero di addetti di media maggiore rispetto a quello italiano (che ha la grossa peculiarità di essere formato da microimprese e botteghe), quindi per coordinare meglio i propri dipendenti e avendo come esempio le multinazionali magari anche solo per imitazione molti decidono di procedere in questo modo.

A sostegno della mia tesi viene il fatto che le attività che fanno capo ad un brand anglosassone, o comunque una multinazionale hanno continue revisioni di budget/ delucidazioni su come esso venga speso e come faranno a perseguire gli obbiettivi che la corporate dà loro, ci riporta alla mente i 3 sistemi manageriali con i quali le imprese vengono gestiti (anglosassone , tedesco, e latino), forse anche per tale motivo le imprese statunitensi, avendo un contatto continuo con i mercati azionare e quindi gli stakeholders hanno sviluppato questo sistema di comunicazione.

Tutto ciò non è di certo una critica tutto questo alle imprese italiane, solitamente gestite comunque da professionisti capaci e preparati, ma una semplice costatazione sul perché, come non è un’assicurazione che seguire un piano garantisca risultati sicuri.