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L'Isola del Tesoro: Montecristo

Aggiornato il
25 Marzo 2020

Si sa, le cose più difficili e complicate, sono quelle che intrigano di più. Oggi vi parliamo di un luogo un pò difficoltoso da scoprire. C’è un'isola in Italia, il suo nome è legato, nell’immaginario collettivo, a un famoso romanzo di Dumas dal quale, molti anni fa, fu tratto un film a puntate. Un’isola proibita dal momento che è una doppia riserva naturale, terrestre e marina (il più grande Parco Marino del Mediterraneo) e che sulla quale, ogni anno, sono ammessi alla visita solo pochissimi visitatori. In genere chi si reca all’Isola di Montecristo lo fa per studio o per ricerca trattandosi di un’isola piuttosto particolare e unica sotto il profilo geologico, faunistico, naturalistico. Tuttavia, da qualche anno, vengono organizzate delle escursioni estive per visitare quest’isola misteriosa, coperta dalle nebbie e che, da sempre, ha avuto un’aurea di inaccessibilità e inviolabilità. L’Isola di Montecristo fa parte dell’arcipelago toscano insieme all’isola di Pianosa e all’isola del Giglio. Montecristo è un enorme blocco di granito con rocce a strapiombo sul mare e un perimetro di 16 chilometri circa lungo il quale si aprono una dozzina di calette. Mare trasparente, fondali incontaminati ricchi di vegetazione e specie ittiche, silenzio, vento, gabbiani sono le caratteristiche principali di quest’isola dalle sembianze incantate. Sull’isola ci sono solo due abitanti, due guardie forestali che presidiano, giorno dopo giorno, questo blocco di sassi, di mare e di cielo. La sua storia è molto antica e risale alle tribù preistoriche che la scelsero come rifugio. Fu soltanto con gli Etruschi, nell’Età del Ferro, che inizia la storia ufficiale dell’uomo sull’isola. Fenici e Cartaginesi vi sostarono temporaneamente, tuttavia la natura poco ospitale, la terra aspra e brulla scoraggiò sempre un insediamento più costante e organizzato. Il primo nome dell’isola fu Ocrasia e venne scelto dai Greci. Successivamente, dai Romani, venne chiamata Mons Jovis. Qui essi estrassero il granito necessario per la costruzione delle splendide ville dell’Elba e del Giglio e diverse navi romane con il loro carico giacciono sui fondali. Le leggende sull’isola di Montecristo hanno origine a partire dalla permanenza di San Mamiliano, arcivescovo di Palermo. Mamiliano, perseguitato da Re Genserico, si rifugiò nell’Isola di Montecristo. La leggenda racconta che lì il santo uccise il drago che abitava la vetta più alta dell’isola. A quest’ultima, dopo il passaggio alla cristianità, venne dato il nome di Montecristo. Nel V secolo si stabilì sull’isola una comunità di eremiti e, successivamente, i monaci benedettini ai quali si deve, intorno al ‘600, la costruzione del monastero. Fu a partire da questo periodo che si raccontano le storie riguardanti il tesoro accumulato dai monaci e che ispirarono le vicende del celebre romanzo “Il Conte di Montecristo”. Il tesoro divenne una vera ossessione per molti. Alcuni storici dicono che le ricchezze dei monaci vennero depredate dai corsari del turco Dragut nel 1553 dopo aver messo a fuoco l’isola e il convento e ridotto in schiavitù i monaci e i coloni. Alcuni pensano invece che i monaci nascosero il tesoro prima delle invasioni. Nel corso del XVIII secolo l’immenso scoglio granitico appartenne a Jaques Aubrial e George Watson Taylor che vi introdussero numerose essenze vegetali estranee. Watson realizzò la Villa di Cala Maestra, unico approdo dell’isola. Dopo vari tentativi di colonizzazione, nel 1878, dopo l'Unità d'Italia, vi si insediò una colonia penale. Vittorio Emanuele III, nel 1899, invitato ad una battuta di caccia sull’isola si innamorò tanto dei luoghi da farsi cedere ogni diritto su di essa perché divenisse la sua riserva di caccia. Montecristo si trasformò ufficialmente in un possedimento reale all’interno del quale vennero introdotti mufloni sardi e capre di origine montenegrina. All'anno 1971 risale l’istituzione della Riserva Naturale decretata dai Ministeri delle Finanze, dell’Agricoltura, delle Foreste e della Marina Mercantile. Qualche anno più tardi il Consiglio d’Europa dichiarò Montecristo Riserva Naturale Biogenetica. Per i geologi o gli appassionati di geologia l’Isola di Montecristo è un vero e proprio tesoro. Le rocce di Montecristo contengono quarzo, feldspati, cristalli di vario tipo. Vale la pena di citare anche gli affioramenti di ofioliti: rocce verdastre che rappresentano frammenti dell’antico fondo oceanico. Dal punto vista naturalistico la flora della’isola è stata stravolta dall’inserimento di piante alloctone e anche dall’ampio sfruttamento che fin da tempi antichissimi si fece dei boschi di lecci che ricoprivano il territorio. Attualmente le piante più diffuse sono l’erica arborea, l’erica da scopa e il rosmarino. Una peculiarità dell’isola di Montecristo è la massiccia presenza di capre. La loro presenza risale all’epoca in cui Vittorio Emanuele III introdusse capre e mufloni. Anche i monaci originariamente avevano allevato questi animali. Diffuso anche il coniglio selvatico. Endemica dell’isola è la vipera di Montecristo. Sull’isola nidificano anche diverse colonie di gabbiani, quello corso e quello reale, le berte e il marangone. Sono presenti anche il falco pellegrino e l’aquila dei Bonelli. Un tempo a Montecristo vivevano anche degli esemplari di foca monaca che non esistono più. I fondali dell’isola sono un paradiso per gli appassionati di immersioni. La presenza delle ripide pareti rocciose, anche fino a profondità elevate, è sicuramente uno spettacolo emozionante. Tra la fauna marina ricordiamo dentici e saraghi, castagnole, rocciole, coralli. A trenta metri sotto la superficie dell’acqua una coloratissima flora acquatica completa lo spettacolo: gorgonie gialle e rosse, posidonie, anemoni di mare e un particolare tipo di spugna chiamato “spugna a candelabro”. L’isola può essere visitata solo da 1000 persone all’anno nel periodo tra aprile e settembre. La priorità viene data alle scolaresche, ai gruppi organizzati e agli scienziati. Per prenotare la visita bisogna rivolgersi al Corpo Forestale di Follonica, spiegare i motivi della visita, indicare il numero di persone e la data nella quale si è interessati all’escursione. Ci sono liste d'attesa di un minimo di due anni. Sull’isola è proibito il campeggio ed esistono delle restrizioni anche per quanto riguarda la balneazione e il pernottamento. Le escursioni guidate, per un massimo di 50 persone, conducono alla scoperta della grotta del santo, al Monastero di San Mamiliano e alla Villa Reale di Vittorio Emanuele III. Corpo Forestale Follonica Tel: 0566 40019 Email: utb.follonica@corpoforestale.it

Pubblicato il 9 Luglio 2010

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