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L'Asinara: galeotta fu l'isola

Aggiornato il
26 Marzo 2020
Categoria
Idee Week-End

La presenza sull’isola di simpaticissimi e unici asinelli albini potrebbe far pensare che il nome di questa splendida isola sarda derivi proprio da essi. Non è così, l’isola, una delle più conosciute del Mediterraneo deve il suo nome ai Romani che l’avevano chiamata Sinuaria per le sue coste ricche di piccole insenature da approdo. Una volta si diceva che per visitare l’isola dell’Asinara dovevi essere galeotto o ufficiale dal momento che per anni l’isola ha ospitato una colonia penale ed è stata, nei secoli, sottoposta ad un isolamento forzato. Durante il Medioevo fu sede di un monastero camaldolese. Divenne punto di sosta per i pirati saraceni e, nel 1896, dopo l’evacuazione degli abitanti, divenne colonia penale agricola. Nel corso della Prima Guerra Mondiale l’Asinara venne utilizzata come campo di concentramento e di cura per i prigionieri di guerra, nel 1934 come sanatorio giudiziario e dal 1177 come carcere di massima sicurezza all’interno del quale vennero racchiusi mafiosi del calibro di Raffaele Cutolo e Totò Riina. Nel 1997 iniziarono le procedure per la costituzione del Parco Nazionale dell’Asinara. L'isolamento forzato ha preservato l’ambiente naturale. La macchia mediterranea è incontaminata, le acque del mare pulite e le spiagge di sabbia bianca finissima sono tra le più belle del Mar Mediterraneo. L’unico centro abitato è Cala Oliva. Il lato occidentale dell’isola è aspro e selvaggio con coste alte e frastagliate mentre sul lato orientale la costa è più bassa e ricca di spiagge. Queste ultime sono immerse nel verde della macchia mediterranea e frequentate dagli asinelli bianchi. La Spiaggia di Cala Arena è probabilmente la più bella dell’isola, durante l’inverno un ruscello la separa a metà e alle sue spalle troneggia una torre costiera risalente al Sedicesimo secolo. Un luogo affascinante è Punta dello Scorno con il faro che si affaccia sulla scogliera di rocce granitiche che il vento, il sole e la pioggia hanno modellato creando forme bizzarre ed evocative. Tra le altre spiagge dell’isola ricordiamo Cala Sgombro di Fuori, Cala Sgombro di Dentro, Sant’Andrea. A Cala Romana si possono ammirare i resti di una antica nave romana. I fondali dell’isola sono ricchi di reperti risalenti ad epoche passate e che devono ancora essere recuperati e catalogati. Il territorio è privo di boschi, fa eccezione l’unica foresta di lecci nella Valle di Vallambrosa. La flora è composta soprattutto da una ricca macchia mediterranea che comprende quasi 60 specie delle quali alcune sono esclusive della Sardegna come la Centaurea Horrida e il Limonium Laetum. Nel Parco dell’Asinara si trovano circa ottanta specie selvatiche di vertebrati tra cui alcune molto rare come la testuggine marina e la biscia viperina, il rospo smeraldino, il disco glosso sardo, il gabbiamo corso, la pernice sarda. All’interno dell’isola ci si può imbattere in mufloni, cavalli selvatici e cinghiali. Le differenze morfologiche tra i due versanti dell’Asinara hanno determinato una varietà elevata di micro habitat naturali. Sul versante orientale, la limitata profondità e la pendenza, hanno favorito lo sviluppo di estese praterie di posidonia oceanica. Le specie animali che si possono trovare lungo i fondali rocciosi sono quelle tipiche della scogliera: corvine, dentici, saraghi, spigole, scorfani. L’aragosta si trova a profondità comprese tra i 15 e i 20 metri. Nelle acque prospicienti l’Asinara si possono avvistare tursiopi e altri cetacei tra i quali balenottere e capodogli che hanno determinato l’inclusione dell’Asinara nel progetto internazionale dal nome Il Santuario dei Cetacei. Chi volesse fare una breve vacanza o una escursione all’Asinara dovrà imbarcarsi da Stintino o da Porto Torres acquistando i biglietti direttamente sul posto o telefonando al numero verde 800-51166. In alternativa si può sfruttare il nuovo sistema di prenotazione internet collegandosi al sito www.parcoasinara.it . Una volta giunti sulla terraferma ci si sposta con le biciclette o utilizzando i mezzi pubblici. I punti di attracco sono Fornelli nella parte sud e Cala Reale e Cala d’Oliva a nord ovest. Fornelli è considerato l’Alcatraz italiana nella quale verrà allestito un museo carcerario. A Cala Reale, dove è collocato il secondo approdo dell’isola, una volta abitavano i Savoia che risiedevano nel Palazzo Reale del quale si possono visitare alcuni ambienti. Ad ovest del piccolo borgo si trova il distaccamento di Campu Perdu dove si trova l’unico sito archeologico dell’isola composto da alcune domus de janas. Queste ultime sono delle strutture sepolcrali costituite da tombe scavate nella roccia; il termine significa casa delle fate o delle streghe e sono state attribuite alla Cultura di Ozieri che tra il IV e il III millennio a.C sconvolse il modo di vivere delle popolazioni sarde. A Cala Oliva, terzo approdo dell’isola, sorgevano la direzione del carcere, la chiesa, la scuola, l’officina, la falegnameria e il caseificio. Poco distante si trova il bunker dove venivano rinchiusi i criminali più pericolosi. Il nord dell’isola è un punto ad altissimo interesse naturalistico ed è qui che sorge l’Osservatorio Botanico. Da qui si parte per le escursioni a Punta Scomunica, la cima più alta dell’isola. Numerose le attività che si possono svolgere nell’isola: dallo snorkeling, al pesca turismo, dal trekking al cicloturismo oltre alle escursioni in barca alla scoperta delle numerose calette e degli anfratti del litorale. Le strutture ricettive dell’isola non sono molte ma esistono hotel, campeggi e B&B per una vacanza rilassante e… galeotta.

Pubblicato il 15 Luglio 2010

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