Palazzo Simonetti

Via Dei Bonaccorsi, 24 ASCOLI PICENO | Zona: centro
Dichiarate dal Gestore

Palazzo Innamorati-Ciucci, oggi Simonetti, è una dimora quattrocentesca che conserva tracce ancora più antiche, riconducibili a monofore trecentesche successivamente tamponate. La facciata, realizzata in conci di travertino finemente lavorati, testimonia il prestigio dell’edificio e l’importanza della famiglia che lo abitò per secoli, gli Innamorati, una delle casate più antiche e nobili di Ascoli.

L’appartenenza alla famiglia Innamorati è attestata in modo diretto dall’arma dipinta ad affresco nella volta reale del vano al piano terra, raffigurante un leone rampante con un fiore, forse una rosa, stretto tra le fauci, oggi bisognoso di restauro. A questa prova si affianca la ricchezza degli elementi architettonici superstiti: ampi ambienti voltati, tamponature e peducci in travertino, architravi con iscrizioni latine che restituiscono un insieme carico di suggestioni e di sapore antico.

Le scritte incise sopra le porte di transito rivelano una cultura classica solida e una profonda coscienza etica. Emblematica è la massima ispirata ai versi del primo libro delle Satire di Orazio Flacco, nemo sua sorte contentus, che lascia intuire come nelle stanze di questo austero palazzo vivessero persone colte e consapevoli, immerse nel pensiero umanistico del tempo.

Il palazzo nasce come residenza patrizia di grande rilievo, concepita per accogliere una famiglia di rango e la sua discendenza. Gli Innamorati sono documentati già nel XIV secolo con esponenti impegnati in importanti incarichi pubblici anche fuori da Ascoli, come Filippo Innamorati, capitano del popolo a Orvieto per diversi anni, e Muzio Innamorati, podestà della stessa città. Nel corso del XV secolo la famiglia entra nelle complesse vicende politiche e sociali ascolane; è ricordato un Giovanni Innamorati autore di una lettera indirizzata all’umanista fiorentino Coluccio Salutati.

Particolarmente significativi sono i documenti relativi alla fine del Quattrocento, quando compaiono Giovanni Innamorati e il figlio Pietro, ai quali venne concessa la possibilità di risiedere in sicurezza nel castello di Appignano. Nel 1483 Giovanni Innamorati commissionò inoltre al maestro Giacomo di Giorgio la realizzazione del parapetto di un pozzo, ulteriore testimonianza della solidità economica e del prestigio della famiglia.

Nel XVI secolo un Giovanni Battista Innamorati svolse il ruolo di ambasciatore a Napoli per ottenere la conferma dell’immunità fiscale sui tessuti di lana, molto richiesti nelle fiere di Trani, Ortona e Nocera. A partire dal Seicento, tuttavia, la famiglia, come molte altre casate ascolane, andò incontro a un progressivo impoverimento che ne determinò la decadenza e l’estinzione all’inizio del secolo.

Da quel momento il palazzo iniziò a subire le trasformazioni e le stratificazioni imposte dal tempo, con numerosi interventi di cui oggi resta difficile ricostruire con precisione la cronologia. Nell’Ottocento, grazie a un’accurata ricerca catastale, emerge la figura di Carlo di Pietro Ciucci, proprietario documentato nel 1830, appartenente a un’altra nobile famiglia ascolana, originaria di Quintodecimo e trasferitasi in città già nel XV secolo.

Il passaggio del palazzo alla famiglia Ciucci è confermato dalla presenza, al piano rialzato sulla parete orientale, di uno stemma in scagliola, più recente e meno suggestivo rispetto all’antico blasone degli Innamorati. Pochi anni dopo, nel 1832, l’edificio passò alla mensa vescovile: fu acquistato oppure, più probabilmente, pervenne per via ereditaria al vescovo di Ascoli Gregorio Zelli Iacobuzzi, segnando l’ultimo importante capitolo della lunga storia di questo secolare e maestoso palazzo.