Via Roma, 13 - OZZERO (MI)
Piccolo appartamento indipendente in residenza del XV secolo con giardino e piscina, situato nel Parco del Ticino. Nel Parco si trovano campi da golf e maneggi. Passeggiate a cavallo e in bicicletta. Posti letto 3 (4, per bimbi) - cucinotto, caminetto, bagno, TV, piscina, parcheggio interno.

Membro di Associazione Dimore Storiche Italiane.

Convenzioni speciali per soggiorni prolungati.

Cenni storici del Palazzo Barzizza (inizio Secolo XV).

Costruzione sorta all'inizio del '400 su terreni ceduti da Gian Galeazzo Sforza ai Malabarba e da questi passati ai Barzizza. Guiniforto Barzizza, nato nel 1406 da Gasparino e Lucrezia Alliardi, sposa Giovannina Malabarba.

Palazzo Barzizza ebbe l'onore di ospitare la Duchessa Bona di Savoia, moglie del Duca Galeazzo Maria Sforza e madre di Giovanni Galeazzo Maria. Negli anni 1481-2, Bona vive nel Castello di Abbiategrasso, costì relegata da Lodovico il Moro e sorvegliata a vista da Cosima Briosco. In un rapporto al suo signore, il Briosco annota di una passeggiata a cavallo effettuata da Bona con la sua corte: "et andesseimo ad Ozello a casa de Gaspar Ambrosio Braxigia et gli stetemo uno pezo".

Da Gaspare Ambrogio per successione i beni arrivano a Gerolamo, il cui testamento (1640), oggi purtroppo andato perduto, era fino a pochi anni fa ancora visibile negli archivi comunali. Nel testamento si disponeva un lascito per una Messa annua, in perpetuo suffragio per sé e per la propria sposa Clara. Contratto purtroppo rispettato unilateralmente. Cioè lui ha lasciato gli scudi, ma da tempo nessuno si ricordava più dell'impegno. Nella festa di S. Martino andavano poi esposti nella Cappella di famiglia, il suo ritratto e quello di Clara Casata, la consorte. Ogni erede avrebbe dovuto chiamarsi Boniforte o Gerolamo.

Nei recenti lavori di ripristino è stato recuperato un grande camino in calda pietra serena, con fregi in bassorilievo portanti sul frontone gli stemmi delle casate, proprio i nomi di Clara e Gerolamo e la data di costruzione: 1596. Sulle spalle laterali i volti dei Signori rappresentati in medaglioni alla foggia degli antichi romani. Un secondo camino è affrescato con allegorie riguardanti il tempo. Moniti sul tempo e sulla necessità di trarne frutto sono ripetuti un po’ dovunque come una piccola ossessione.

La influenza del Barzizza nella storia e nella vita del territorio arriva fino ai giorni nostri. Il soprannome di "corvasch" affibbiato ai locali, pare derivare proprio da lui. La generosità del Barzizza, condizionata dai tempi non deve quindi essere vista con i giudizi di valore odierni, si rivela anche in un lascito speciale a tutela dei più deboli: vedove e orfani. Però, anche nelle favole viene sempre il momento dei però, un perdonabile vezzo lo porta ad una personalizzazione un po’ particolare. Perchè tutti possano riconoscerli come beneficati del Barzizza, dovranno portare delle mantelline, austere come si conviene a chi vive nel dolore. Mantelline nere, nonostante tutto portate allegramente nelle giornate ventose, come tanti piccoli corvi.

Nel portico esterno sono stati recuperati parte di affreschi portanti una data successiva: 1624. La corte intera viene fatta risalire al XVII secolo. Particolare che la dice lunga sulle caste e sui privilegi: l'ala padronale porta delle splendide colonne in granito venato di rosa. L'ala della servitù un colonnato in cotto.

Proprio al piano terra alloggi pieni di antico fascino possono essere goduti da tutti, grazie ad una attività di Bed & Breakfast.

Il Palazzo divenne quindi proprietà della famiglia del nobile Gerolamo del Frate, morto il 28/04/1729 lasciandolo in eredità alla moglie Donna Maria Rezzonico. Il Conte Alessandro Della Torre Rezzonico lascia palazzo e beni di Ozzero in eredità all'Istituto dei Sordomuti. La proprietà passa quindi al Comune di Ozzero che aliena il bene: divenuto di nuovo proprietà di privati, la famiglia Migliavacca, nel 1989 viene ceduto all'attuale proprietà.

I secoli e gli uomini non sono stati buoni con Palazzo Barzizza: se si può guardare con comprensione alla parte del vecchio parco oggi destinato ai giovanissimi con la costruzione di un asilo, è stato cancellato un pezzetto di storia di Ozzero nell'abbattere le vecchie scuderie e magazzini per edificare in stile anni 50. Nel portico dell'ala padronale viene installato un forno per la panificazione. Opere murarie, calore e nerofumo hanno notevolmente danneggiato gli affreschi esterni. Un autocarro che transita nella via principale, già provinciale e solo di recente saggiamente portata sotto l'autorità comunale, strappa un balcone dalla facciata esterna.

Ma oggi la costruzione, nonostante gli attacchi subiti, mostra ancora tracce dell'antica bellezza ed è tuttora sotto vincolo delle Belle Arti.
*Dichiarate dal Gestore