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CUCINA A NAPOLI

Molo del Porto di Napoli | NAPOLI | Fotografia di Giovanni Basta
NAPOLI: Molo del Porto di Napoli, foto di Giovanni Basta

Una varietà di piatti da far impallidire qualunque città, un elenco di prelibatezze che sembra non avere mai fine, una serie di ricette che hanno reso Napoli famosa in tutto il mondo…volete un paio di esempi: la pizza e la pastiera napoletana..ah… dimenticavamo il babà.

In effetti non siamo certi che la pizza sia nata a Napoli ma una cosa è certa che a Napoli la pizza è diventata grande e da Napoli è partita alla conquista di tutto il mondo. La più celebre è la Pizza Margherita con i colori dell’Italia (pomodori, mozzarella e basilico) e fu creata da un pizzaiolo napoletano in onore della Regina Margherita di Savoia.

La pastiera napoletana, al pari della pizza, è un dolce celebre in tutto il mondo. Tradizionale e immancabile il giorno di Pasqua su ogni mensa napoletana la pastiera è un rito.

La leggenda narra che la sirena Partenope languiva nelle acque del Golfo di Napoli. La gente del popolo volendo consolare il suo mal d’amore le offrì grano come simbolo d’abbondanza, fiori d’arancio in omaggio alla sua bellezza, frutta candita nell’augurio di consolare la sua amarezza. Partenope, assaggiando la pastiera, come per incanto si rasserenò. Da allora questo dolce simboleggia la primavera, l’abbondanza e la rinascita.

C’è poi tutta una “teoria” di paste tra le quali il babà è soltanto una delle specialità: le sfogliatelle, le chiacchere, le zeppole, gli struffoli, i taralli. C’è la mozzarella di bufala, tipica campana e degli ottimi vini tra i quali il più famoso è il Lacrima Christi prodotto dai vigneti del Vesuvio. E infine, dopo aver gustato queste e molte altre prelibatezze della cucina napoletana (purpette, fusilli a’ napulitana, rise cù ò niro a sèccia, maccaruncielle lardate, frittata cafona, cefaro alla pusilleco), non può mancare il nà tazzunella è cafè che a Napoli, grazie a una torrefazione raffinata ha un gusto ineguagliabile che la caffettiera napoletana valorizza al meglio. A proposito è tutta napoletana l’usanza del caffè sospeso. Ai primi del ‘900 a Napoli c’era questa abitudine consolidata soprattutto tra la gente del popolo. Chi andava al bar per un caffè ne pagava due e alla cassa diceva: «Uno sospeso!». Il ”sospeso” era per chi non aveva soldi. Così, prima di sera, qualcuno, meno fortunato nella vita, passava e chiedeva: «C’è un sospeso per me?» avvicinandosi al bancone. E se arrivava tardi e il sospeso aveva già trovato un altro «cliente» ci pensava il proprietario del bar... ma non glielo faceva capire. Un’usanza tutta partenopea che sarebbe profondamente sbagliato confondere con un’elemosina. Era, al contrario, un atto di condivisione di problemi, comunicazione e comprensione. C’era anche un altro tipo di «caffè sospeso» quello di cortesia. «Un sospeso per l’avvocato!» oppure «Questo sospeso è per il maresciallo...». Fino agli anni ’70 era uno dei tanti simboli di Napoli che non trovava riscontri in nessun'altra parte del mondo. In disuso da qualche anno, sembra che l’usanza, a Napoli, voglia riproporsi così da proseguire questa opera di “solidarietà”.