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NAPOLI
Napoli è Napoli. Napoli è una monade1, Napoli è un teatro – ma sarebbe più corretto dire “Il teatro è Napoli”- Napoli è la Pizza, Napoli è il Presepe napoletano, Napoli è la sua lingua, si badi bene Lingua, non dialetto, Napoli è la canzone napoletana, Napoli è il Cinema, Napoli è San Gennaro, Napoli è la Smorfia, Napoli è una e cento maschere, Napoli è la pastiera napoletana, Napoli è o’ babbà, Napoli è nà tazzuniella è cafè, Napoli è Napoli. “Grande, luminosa, gentil città” così la definisce Giambattista Vico; “Sotto il cielo più puro, il suolo più insicuro” così invece Goethe...e sono solo alcuni dei ritratti donati alla splendida città “instabile sotto un cielo di una serenità ingannevole”. Stendhal scriveva che Napoli con Parigi è (era) la sola possibile capitale d’Europa. “ Una capitale d’Europa, la più florida e vasta d’Italia. Una capitale d’Europa la riconosci dal vuoto che fa intorno a sé. Nell’Italia delle cento città/stato Napoli ha divorato il territorio intorno lasciando stare solo Palermo in fondo alla Sicilia. Una capitale cancella una regione, si sovrappone ad essa…Su questo suolo assorbente bruciato da eruzioni con ginestre a fiorire sulle ustioni si è radicato un popolo orgoglioso e povero, chiassoso e feroce, insomma inespugnabile…” (Erri de Luca). Nel corso dei secoli ha rappresentato la quintessenza dei valori storici, culturali e artistici del Mezzogiorno d’Italia. Ne è conferma il rapporto privilegiato che, a lungo, la grande città intrattenne con i colti viaggiatori del Grand Tour per i quali costituiva una tappa irrinunciabile e amatissima. Napoli è una città dai mille volti, uno dei quali, forse il più attraente è l’inesauribile vitalità che sembra derivarle dal fuoco nascosto della sua montagna simbolo. Sì perché Napoli è anche il Vesuvio. La più terribile eruzione del vulcano si ebbe la notte del 24 agosto del 79 d.C. quando furono distrutte intere città tra le quali Ercolano e Pompei seppellite dalle ceneri e dai lapilli. L’ultima eruzione è avvenuta nel 1994. Oggi il vulcano è in una fase di quiete e si limita a far vedere il fumo che emette dalle viscere e le sue falde sono intensamente abitate e coltivate con case, alberghi, ristoranti ed uffici che sono stati edificati fino a 700 metri di altezza. Risultato, più di molte altre città mediterranee, del succedersi di popoli e di dinastie, di case regnanti e di vicende storiche che l’hanno anche vista Capitale del Regno delle due Sicilie, Napoli è un crogiolo di culture. Greci, Romani, Bizantini, Spagnoli, Saraceni, Normanni l’hanno posseduta, per poco o per molto, ma l’hanno posseduta. Simbolo visivo di Napoli è il Castel Nuovo meglio noto come Maschio Angioino. La splendida costruzione sorge in Piazza Municipio, al lato dei giardini del Palazzo Reale e a pochi passi dal porto di Napoli che domina con la sua immensa mole. Questa posizione strategica fu voluta, nel 1266, da Carlo d’Angiò il sovrano a cui si deve la prima denominazione della fortezza. Il castello originario fu costruito tra il 1279 e il 1282 su progetto affidato dal sovrano angioini ad architetti francesi. In stile gotico, aveva pianta quadrilatera irregolare, quattro possenti torri di difesa, mura merlate e un fossato di protezione. La denominazione Castel Nuovo prende piede in seguito ai radicali lavori di rifacimento commissionati da Alfonso d’Aragona dopo la sconfitta dei francesi: artisti catalani e fiorentini, sotto la guida dell'architetto aragonese Guglielmo Sagrera, ampliarono e fortificarono la struttura. Per celebrare il successo e la potenza della dinastia aragonese, il sovrano volle adornare il portale d'accesso al castello con un monumentale arco di marmo bianco, ritenuto una delle più rilevanti opere del Rinascimento italiano, dai forti richiami agli archi di trionfo di epoca romana. Sul lato opposto a quello d'ingresso, una lunga scalinata in piperno conduce agli appartamenti e alla monumentale Sala dei Baroni, miracolo di statica, dalla bellissima volta a crociera con costoloni che si congiungono nel centro, ad un'altezza di oltre 30 metri. Un itinerario napoletano può prendere le mosse attraversando Spaccanapoli. Chi non ne ha mai sentito parlare? Spaccanapoli è una delle arterie più celebri della città che divide il centro storico con una precisione quasi geometrica, un lungo corridoio puntellato di testimonianza del passato e di tesori artistici, ricco di campanili, di monumentali chiese e di palazzi aristocratici. Altra importante via cittadina, tappa preferita dei napoletani e dei turisti per lo shopping è Via Toledo (già via Roma). Parte da Piazza Trento e Trieste e termina a Piazza Dante incrociando importanti piazze e arterie cittadine. Lungo il percorso si trovano edifici storici, palazzi nobiliari, chiese monumentali, teatri, caffè e celebri pasticcerie oltre a negozi e boutique di marchi prestigiosi. Fu costruita per volere del vicerè Pedro de Toledo, che nel 1536 ne affidò il progetto ai regi architetti Giovanni Benincasa e Ferdinando Manlio. L‘idea del vicerè era stata quella di collegare la zona fuori le mura del largo di Mercato (l’attuale Piazza Dante) con il nuovo quartiere in forte espansione di Chiaja, donando così alla città quella che oggi è una delle sua arterie principali. Difficile descrivere i colori, il numero di botteghe e bancarelle che caratterizzano Via San Gregorio Armeno dove si può trovare di tutto, ma proprio di tutto per l’allestimento del presepe: capanne di sughero e di altri materiali delle più varie dimensioni, oggetti azionati da congegni meccanici, pastori di terracotta con abiti in tessuto realizzati su misura. Sono, spesso, delle vere opere d’arte realizzate da famiglie di artigiani che si tramandano la tecnica e i segreti si di generazione in generazione. Non mancano tuttavia, in mezzo al pullulare di statuette, anche altri oggetti, dal più discutibile valore artistico, ma che denotano l’ironia e la fantasia del popolo napoletano ( Maradona, Dio di Napoli, a ricordo degli anni d’oro della squadra cittadina, o l’allora giudice Antonio di Pietro protagonista di Tangentopoli). Via Caracciolo è una parte del lungomare di Napoli, quello che si estende da Mergellina fino a Santa Lucia, ma per i Napoletani è il Lungomare oppure A’ Caracciolo, meta obbligata della passeggiata domenicale, prima del grande pranzo con la famiglia. Via Chiaia elegante via cittadina, piena di negozi e boutique, ma anche di interessanti scorci ed edifici di interesse storico e artistico. Lungo la strada si trova il caffè Gambrinus e l’Antica Pizzeria Brandi quella della Pizza Margherita. All’interno del locale si può leggere la lettera di ringraziamento inviata, nel 1889, dalla regina d’Italia Margherita di Savoia al pizzaiolo Raffaele Esposito per attestargli la propria stima. Proseguendo si incontra il Palazzo Cellammare costruito nel XVI secolo e assalito nel Seicento dal popolo durante la rivolta di Masaniello. A piazza Santa Caterina la via Chiaia termina, ma la passeggiata può continuare nell’elegante Via dei Mille, oppure alla riviera di Chiaia dopo aver attraversatola bella Piazza dei Martiri. Se Piazza Plebiscito è certamente la piazza più rappresentativa di Napoli, Piazza del Gesù Nuovo è invece una delle più suggestive e caratteristiche del centro storico (è attraversata da Spaccanapoli) e di tutta la città. Altro elemento di spicco della piazza è l’obelisco dell’Immacolata, a struttura piramidale, alto ben 40 metri e costruito nel 1747 con i proventi di una raccolta popolare promossa dal predicatore Francesco Pepe.
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